Il canarino: un compagno dolce, discreto e canterino

31 Gennaio 2020 | Animali

C’è un uccello che non vola libero ormai da secoli. È il conosciutissimo, colorato, canterino uccello originario delle Canarie: il canarino domestico. D’accordo, il suo progenitore è ancora là che sfida il vento di quelle belle isole, ma il nostro piumato amico variopinto se n’è dimenticato di sicuro. È tanto a suo agio in una gabbia che non viene in mente di aprirgli lo sportello e lasciarlo volare via; il che equivarrebbe, di certo, a condannarlo a morire. Lui, il canarino domestico, ci guarda con gli occhi vispi, il becco lustro, ci saluta con il cinguettio più semplice, si lascia andare alla fine al canto prolungato, quello pregiato, che ci apre il cuore.

Tra gli animali che chiamiamo «da compagnia» è il più discreto, il meno esigente, quello che rimane contento solo se al mattino gli mettiamo acqua fresca e pulita nel beverino. Giallo, rosso, bruno, verde o di qualsiasi altro colore egli sia, ci rallegra con i suoi saltelli da un posatoio all’altro, con l’allungare del collo curioso del mondo che circonda quello suo piccolo. Becca un seme dalla mangiatoia, lo lavora per benino, ne estrae il prezioso nutrimento, ci guarda quasi compiaciuto del nostro guardarlo. E noi, compiaciuti di lui, ogni giorno lo amiamo un pochino di più. È lui, il canarino, che spesso allieta le ore di chi vive solo, e sa essere compagno che ascolta, amico di piume che col canto comunica i suoi stati d’animo, minuscola creatura che fa rifiorire sentimenti e poesia…

Umberto Saba, il nostro grande poeta triestino, lo cita in una sua poesia: «… Mi diverte la sua grazia, mi diletta il suo canto. Torno, in sua cara compagnia, bambino…» (A un giovane comunista). E noi, che quel bambino siamo stati, umilmente sottoscriviamo!

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