Vivere Zero Waste, come diminuire o eliminare i rifiuti

7 Febbraio 2020 | Ambiente e biodiversità, Economia familiare

I dati forniti da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nell’ultimo Rapporto Rifiuti Urbani 2019 parlano chiaro: in Italia nel 2018 sono stati prodotti 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti. Un numero spaventoso. E in crescita rispetto al 2017. Con ripercussioni evidenti sull’ambiente e sulle tasche dei cittadini (i costi di smaltimento hanno avuto un impatto in media di 174,65 euro per abitante all’anno).

Quello dei rifiuti, quindi, è un problema che riguarda tutti, non solo le istituzioni. Cosa fare allora? Imparare a riciclare, ma, prima ancora, a ridurre gli sprechi. È questo il leit motiv di chi adotta la filosofia Zero Waste, un movimento che negli ultimi anni ha preso sempre più piede, In Italia e all’estero. Zero Waste significa appunto Zero Sprechi. Ne parliamo con Sara Mancabelli, di Rete Zero Waste.

Il gruppo di Rete Zero Waste durante il raduno di Torino

Sara, innanzitutto che cos’è Rete Zero Waste?

Rete Zero Waste è la prima piattaforma a livello nazionale, creata da un gruppo di donne provenienti da tutta Italia, con l’obiettivo di fornire consigli, suggerimenti e risorse per chi vuole ridurre il proprio impatto ambientale, produrre meno rifiuti e vivere in maniera più sostenibile.

Per chi volesse approcciarsi a questa filosofia, quali sono i primi passi?

I grandi cambiamenti partono dai piccoli gesti: la guida in dieci passi pubblicata sul nostro sito (www.retezerowaste.it) ne è l’esempio. A chi cerca di avvicinarsi a questo stile di vita consigliamo di evitare gli usa e getta quando possibile, a favore di alternative durevoli come ad esempio piatti e stoviglie riutilizzabili anziché monouso, una borraccia al posto delle bottigliette in plastica o ancora tovaglioli e fazzoletti in stoffa.

Nel mondo frenetico in cui viviamo l’obiezione più semplice da muovere potrebbe essere la mancanza di tempo per dedicarsi a un simile approccio. Cosa risponde?

Per far combaciare le esigenze di una vita impegnata con una scelta di tipo sostenibile, basta un po’ di pianificazione. Ad esempio, al mattino non riesco ad andare al mercato rionale perché lavoro, dunque faccio scorta di prodotti freschi sfusi il sabato, in modo da avere tutto a disposizione durante la settimana, senza dover ricorrere a prodotti imballati da supermercato.

Quale impatto può avere l’azione di un singolo individuo?

Spesso una delle critiche mosse nei confronti di chi vive secondo la filosofia zero waste è proprio quella di non essere impattante. Eppure l’individuo fa parte di una collettività, quindi, se ognuno si impegnasse a fare del proprio meglio, i risultati sarebbero tangibili. Per questo la Rete è attiva sul fronte della sensibilizzazione dei cittadini stessi, i quali, in qualità di consumatori, hanno il potere di decidere cosa troveranno sugli scaffali dei negozi dove sono soliti fare acquisti. Nonostante ciò, ci teniamo a ribadire che sebbene l’impegno individuale sia fondamentale, ci sono norme e regolamentazioni che devono arrivare dall’alto.

Grazie Sara.

Possiamo solo aggiungere che dovremmo fare nostra una frase di Rear Admiral Grace Murray Hopper, una pioniera nell’informatica: «The most damaging phrase in the language is We’ve always done it this way», ovvero: «La frase più pericolosa nel linguaggio è Abbiamo sempre fatto così». E ripartire proprio da qui per ripensare le nostre abitudini.

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